La storia

Non mentirò: questa storia l’ho sognata.

Esatto, l’ho sognata. L’ho vissuta in sogno come se fosse uno dei tanti manga che leggo da vent’anni a questa parte. La storia di un ragazzo che si fa strada in un’immaginaria Italia in cui la pallaveloce è uno sport celebre quanto calcio e pallacanestro ed esistono giocatori leggendari. Mi è subito piaciuta e ha continuato a piacermi anche quando mi sono svegliato. In quel momento ho pensato che sarebbe stato triste lasciarla relegata nei meandri della mia fantasia. Purtroppo sono subito incappato in un ostacolo, ovvero la mia totale incapacità nel disegnare (fin da quando ero bambino, il massimo che riuscivo a realizzare senza sentirmi in imbarazzo erano i classici omini stilizzati).

“Si può scrivere un manga in prosa?” è stata la prima domanda che mi sono posto. La risposta è no, perchè sarebbe un ossimoro: la parola “manga” in giapponese si scrive con i kanji漫画”. Di questi, “画” significa “immagine” o “disegno”. Ops.

Così ho deciso che, se non volevo restasse per sempre nella mia testa, dovevo buttarla nero su bianco. Tutto è nato così. Ma qualcosa mancava ancora: senza nemmeno un accenno di revisione e il supporto di qualche disegno o immagine percepivo un senso d’incompletezza. In quel momento ho avuto la fortuna di poter contare su due carissime persone che per me sono state (e sono ancora) di vitale importanza: Barbara (revisione & editing) e Ilerys (disegni).

Spero che chiunque passerà a dare un’occhiata possa divertirsi a leggere questa storia almeno quanto io mi sono divertito a scriverla.

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